Ricordate la frase che Denzel Washington ripeteva di continuo nel film “Philadelphia”?

Suonava più o meno così:

“Spiegamelo come se avessi tre anni”.

Verrebbe da rispondere “E che ci vuole!“.

Karl Raimund Popper ha affermato:

“Chi ha da dire qualcosa di nuovo e di importante, ci tiene a farsi capire. Farà perciò tutto il possibile per scrivere in modo semplice e comprensibile. Niente è più facile dello scrivere difficile.”

Prendete il web copywriting: scrivere per il web impone di utilizzare un linguaggio il più possibile semplice, diretto, sintetico, chiaro. Quando scriviamo il testo di una pagina web abbiamo il dovere di mettere da parte la nostra voglia di mostrare al mondo intero quanto siamo bravi, colti, forbiti, brillanti, pungenti, rocamboleschi, e … presuntuosi!

Spesso chi scrive dimentica che, prima o poi, dall’ altra parte ci sarà un “chi legge“. Il lettore arriva e quando si accorge che “chi ha scritto” lo ha semplicemente snobbato, allora lo snobba a sua volta e abbandona la lettura.

Dobbiamo imparare a scrivere in modo semplice. Ma da dove cominciamo?

Io propongo da questa bella definizione di Jiddu Krishnamurti – Libero pensatore indiano:

Semplice“La semplicità non è il mero adeguamento a uno schema. E’ necessaria una notevole intelligenza per essere semplici, e non soltanto conformarsi a un determinato modello, per quanto possa sembrare degno. Purtroppo la maggior parte di noi inizia con l’essere semplice esternamente, nelle cose visibili.

Certo si può essere semplici interiormente solo se si comprendono gli innumerevoli impedimenti, legami, paure, che ci imprigionano. Ma alla maggior parte di noi piace essere prigionieri - delle persone, degli oggetti, delle
idee. Dentro di noi siamo prigionieri, anche se esteriormente sembriamo molto semplici. Internamente siamo prigionieri dei nostri desideri, bisogni, ideali, di innumerevoli motivazioni. E’ impossibile trovare la semplicità se
non si è liberi dentro. E’ per questo che bisogna cominciare la ricerca internamente, non esternamente.”

Si parla di Internet.

Q2C - Quaderni di Comunicazione Gennaio-Marzo 2008E’ una consuetudine: quando un nuovo media ha esaurito il suo potere incantatorio ed è entrato a far parte della quotidianità, “normalizzandosi”, comincia un nuovo capitolo della sua storia.

Parlo di quella fase in cui cominciano a farsi strada le prime teorie, le prime definizioni della natura del mezzo, le prime considerazioni sugli effetti che esso ha sui suoi fruitori.

Jay David Bolter e Richard Grusin, in “Remediation” (Milano: Guerrini &
Associati, 2002) affermano a questo proposito che “un media nasce sempre due volte“.

Per quanto mi riguarda, questo vale anche per Internet.

La definizione riportata nel titolo è quella proposta da Silvia Pittarello e Paola Ricci in un interessantissimo articolo pubblicato sul nuovo numero di Q2C, il trimestrale digitale a diffusione gratuita edito da Ars-Europa.

L’ articolo, a cura di Fabio Nascan, è intitolato “Internet: sostantivo plurale femminile” (seguendo il link al pdf riportato sopra, lo trovate a pag, 29).

Ad Internet viene attribuita tutta la complessità che è propria del femminino.

Internet è madre amorevole:

“Ciò che la accomuna all’essere madre è la sua potenzialità di porsi come strumento di aggregazione e non di isolamento, come la madre è il nume tutelare attorno al quale si riunisce la famiglia, avvolgente, morbida, vitale.”

Internet è strega attraente:

“Come una strega, Internet è il lato femminile, oscuro del reale, mondo virtuale che si rivela e vive per lo più nel mistero della notte, esprimendo in ciò il potere della donna di affascinare e trarre a sé l’uomo/navigante.”

Internet è noia infinita:

“Spesso si abbandona a se stessa, si trascura, si ripete. Anche in questo è estremamente femminile. Ricorda certe donne che per delusione, sciatteria, abitudine si lasciano andare, perdono la capacità di attrarre.”

Scrivere per il web| Frasi Celebri

SethGodin's BlogJust say it

Don’t let the words get in the way. If you’re writing online, forget everything you were tortured by in high school English class. You’re not trying to win any awards or get an A. You’re just trying to be real, to make a point, to write something worth reading.
So just say it.

Seth Godin’s Blog

Giraffe Forum - Gerry Mc Govern

Get to the point. Then stop.

Your website is not a murder mystery. It is certainly not a place for we-we content. Short, sharp, second person and active; that’s web content.

Get to the point. Then stop.

Jerry Mc Govern

Problem SolvingDefinito come il più complesso di tutti i processi intellettuali, il Problem Solving si presenta ormai come un’ attitudine indispensabile per le aziende che si trovano a dover selezionare nuovi candidati da inserire nel proprio organico.

Ma di cosa si tratta esattamente?

Il Problem Solving è un processo cognitivo che consente ad un individuo di riconoscere, analizzare e, infine, risolvere una situazione problematica.

Le fasi del processo:

Problem Setting

Problem Analysis

Decision Making

Decision Taking

Da uno stato di disagio, dovuto alla percezione di una situazione problematica, si arriva alla messa in discussione del problema e alla conseguente formulazione di risoluzioni possibili.

La cosa importante da tenere a mente è che ogni situazione problematica richiede un processo di solving a sé stante. Spesso, siamo tentati di adottare soluzioni già utilizzate in passato per risolvere problemi di natura analoga. I teorici del problem solving dicono che bisogna resistere a queste tentazioni: ogni stato di disagio, collegato alla percezione di un problema, presenta delle caratteristiche sue proprie e, per questo, richiede un processo risolutivo ad hoc.

Una fonte interessante – in rete – per chi desiderasse approfondire l’ argomento:

Creatività, immaginazione e problem solving. A cura di Alessandro Antonietto, Edizioni Erickson.

In libreria:

La pratica del problem solving. Come analizzare e risolvere i problemi di management. A cura di G. Alberti, A. Gandolfi, G. Larghi, Edizioni Franco Angeli.

Ideogramma Cinese - DialogoIn una recente intervista rilasciata a PMI.it, Vito di Bari, docente universitario, opinionista del Sole24Ore ed esperto di comunicazione a livello mondiale, parla de Il futuro della Comunicazione Aziendale.

I temi affrontati:

1. Le PMI italiane oggi

Quando la PMI italiana diviene argomento di discussione tra esperti di marketing e comunicazione, l’ immagine che ne viene delineata non presenta quasi mai i tratti rosei della visione positiva. L’ approccio utilizzato da Vito di Bari si potrebbe definire inverso, dal momento che prima di metterne in evidenza le carenze, gli errori, i limiti, l’ esperto ne riconosce il valore e le potenzialità:

Da sempre scrivo, e ripeto, che le PMI italiane sono uno degli esempi di coraggio meglio espresso e peggio rappresentato. Sono fra i soggetti più coraggiosi che conosco, i nostri imprenditori, anche se spesso se ne dà una visione non troppo positiva. Perchè? Perchè - come ben chiarisce lo studio appena pubblicato dal Censis e Confartigianato, l’innovazione in Italia la si fa, tanto e bene, dentro le PMI.

2. Le PMI italiane e gli strumenti dell’ IT (Information Technology)

Gli strumenti di gestione forniti dall’ Information Technology rappresentano ormai una necessità per la PMI italiana che in questo settore investe capitali sempre più ingenti.

3. Il web e la corsa all’ innovazione

Il Web è stato fino ad oggi un elemento scorporato dalla vita vera d’impresa: è stato, nel tempo, una vetrina, un punto vendita arrangiato in modo grezzo, un catalogo prodotti.

La vera essenza del web “non è quella di esserci, dice Vito di Bari. Su questo punto, credo, si possa essere tutti d’accordo. Di Bari afferma che “la vera novità di questi anni recenti è che finalmente del Web sia gli utenti che le imprese stanno iniziando a capire la vera essenza“. Personalmente, credo sia utile fare una precisazione:

gli utenti si trovano in posizione di vantaggio rispetto alle imprese. Sono loro, oggi, a mostrare alle aziende il vero volto della rete:

“incontrarsi e scambiare (dati, affetti, parole, documenti). è l’essenza di quello che viene chiamato Web 2.0, un Web basato sulle relazioni fra le persone.”

4. Previsioni future: cambia il modo di intendere l’ on line

Di Bari afferma che questo cambiamento avverrà in due momenti distinti:

I capitali di investimento stanziati dalle aziende nel settore pubblicitario si sposteranno gradualmente dall’ advertising offline all’ advertising online. I dati relativi al 2007 mostrano che già da quest’ anno la bilancia offline – online ha iniziato a pendere dalla parte del web advertising.

La seconda fase di cambiamento prenderà corpo nel lungo termine (Di Bari parla del 2020) e potrà manifestarsi con forza solo quando

“la connettività non sarà più percepita come un plus, come lo è oggi, ma come un dato di fatto. Come oggi lo è l’aria o l’acqua. E allora, l’advertising sarà per forza di cose, tutto online. Solo che si manifesterà sempre più attraverso oggetti fisici, interattivi, collegati in rete. Come ad esempio personaggi virtuali che ci accoglieranno nei punti vendita e ci consiglieranno cosa acquistare e perchè.”

5. L’ innovazione è dialogo

La più grande innovazione che il web ha portato all’ advertising e al marketing si chiama “DIALOGO”. Le aziende saranno chiamate a condividere e la chiamata non arriverà solo dai clienti o dai fornitori. La condivisione dovrà avvenire a 360 gradi e dovrà essere sia interna sia esterna all’ azienda. Vito di Bari ripropone la prima delle 95 tesi che compongono l’ ancora più che attuale Cluetrain Manifesto (traduzione italiana a cura di Luisa Carrada):

E come tali dovrebbero essere affrontati:

Pensate forse che potrete evitare a lungo fenomeni di “dialogo fra i vostri clienti” come quelli che i social network abilitano? è sufficiente fare un click e sapere cosa ne pensano centinaia di persone, del vostro prodotto. E allora, ogni vostro messaggio pubblicitario sarà inutile anche se ben realizzato, di fronte alla fiducia che ogni consumatore ripone nei suoi “peer”, negli altri consumatori.

6. Web 2.0 e Advertising 2.0

Nell’ intervista, Vito di Bari cita il suo ultimo libro: “Web 2.0. Internet è cambiato. E voi?

Una risorsa unica nel suo genere perché raccoglie e mette a confronto il parere di ben 46 esperti (23 nazionali e 23 internazionali) in materia di business che si distinguono per aree di competenza ben definite. I modelli innovativi e mirati all’ interno di “Web 2.0″ si moltiplicano per il numero di interventi presenti nel libro. A completamento dell’ opera, ritroviamo i due decaloghi formulati dallo stesso Di Bari:

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