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Contenuti profondi e naufragio dell’ utente
Marzo 23, 2007 |
Quando parlo di contenuti profondi non mi riferisco alla qualità del testo, al livello di complessità dei concetti espressi o alla ricchezza di significati suggeriti.
La profondità dei contenuti è da intendersi come la direzione assunta dal contenuto attraverso una serie di rimandi ipertestuali che si esprimono attraverso la rete di links interni al sito web.
Il modello arborescente, di cui parlavo in un post precedente, implica una eccessiva profondità dei contenuti all’ interno di un sito web. I suoi principi di organizzazione del testo impongono un approfondimento progressivo degli argomenti trattati: ogni tema affrontato sarà via via arricchito di informazioni, seguendo un percorso che dalla generalità muove verso una specificazione sempre maggiore.
L’ utente sarà così costretto ad una navigazione che potremmo definire “succube del click“. Mi torna in mente una delle leggi estetiche suggerite da Bazin in riferimento all’ immagine cinematografica:
“Quando l’ essenziale di un avvenimento dipende dalla presenza simultanea di due o più fattori dell’azione, il montaggio è proibito”
Si tratta evidentemente di una forzatura, mi rendo conto, ma forse, con le dovute precauzioni, la stessa legge potrebbe essere applicata anche ai criteri dello scrivere per il web.