Si parla di Internet.

Q2C - Quaderni di Comunicazione Gennaio-Marzo 2008E’ una consuetudine: quando un nuovo media ha esaurito il suo potere incantatorio ed è entrato a far parte della quotidianità, “normalizzandosi”, comincia un nuovo capitolo della sua storia.

Parlo di quella fase in cui cominciano a farsi strada le prime teorie, le prime definizioni della natura del mezzo, le prime considerazioni sugli effetti che esso ha sui suoi fruitori.

Jay David Bolter e Richard Grusin, in “Remediation” (Milano: Guerrini &
Associati, 2002) affermano a questo proposito che “un media nasce sempre due volte“.

Per quanto mi riguarda, questo vale anche per Internet.

La definizione riportata nel titolo è quella proposta da Silvia Pittarello e Paola Ricci in un interessantissimo articolo pubblicato sul nuovo numero di Q2C, il trimestrale digitale a diffusione gratuita edito da Ars-Europa.

L’ articolo, a cura di Fabio Nascan, è intitolato “Internet: sostantivo plurale femminile” (seguendo il link al pdf riportato sopra, lo trovate a pag, 29).

Ad Internet viene attribuita tutta la complessità che è propria del femminino.

Internet è madre amorevole:

“Ciò che la accomuna all’essere madre è la sua potenzialità di porsi come strumento di aggregazione e non di isolamento, come la madre è il nume tutelare attorno al quale si riunisce la famiglia, avvolgente, morbida, vitale.”

Internet è strega attraente:

“Come una strega, Internet è il lato femminile, oscuro del reale, mondo virtuale che si rivela e vive per lo più nel mistero della notte, esprimendo in ciò il potere della donna di affascinare e trarre a sé l’uomo/navigante.”

Internet è noia infinita:

“Spesso si abbandona a se stessa, si trascura, si ripete. Anche in questo è estremamente femminile. Ricorda certe donne che per delusione, sciatteria, abitudine si lasciano andare, perdono la capacità di attrarre.”


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