Dic
4
Il Persuasive Copywriting
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“Chi non ha la persuasione non può comunicarla”
Carlo Michelstaedter, La Persuasione e la Retorica
Non so spiegarvi il perché, ma c’è qualcosa nel persuasive copywriting che proprio non mi convince.
Un paio di giorni fa, mi sono imbattuta in uno di quei corsi di persuasive copywriting che spesso vengono pubblicizzati sul web.
Ho navigato per un po’ sul sito, informandomi su programma, durata del corso, costi, etc.
Senza toccare l’ argomento costi, generalmente piuttosto elevati, mi soffermerei sulla durata di questi corsi: è sufficiente un corso “intensivo” di un giorno per imparare a mettere in pratica tutti i principi del persuasive copywriting?
Un giorno solo per diventare esperti web copywriter, capaci di scrivere contenuti efficaci e persuasivi?
Avrei piacere di conoscere la vostra opinione in merito.
Navigando in rete, ho scovato un articolo molto interessante di Riccardo Cardazzo, pubblicato sul sito http://www.ilcounseling.it nel 2002 .
Nell’ articolo si parla proprio di persuasione:
La persuasione
“Se è vero che per gli individui più primitivi lo status è connesso alle qualità di forza fisica e di sprezzo del pericolo, è altrettanto vero che nella società moderna questi bisogni vengono soddisfatti anche da altri valori, che possono andare dal possesso di un titolo, al denaro, alla bellezza fisica, all’importanza sociale, all’autorevolezza.
È proprio in questo quadro che si è sviluppata l’esigenza di poter influenzare, se non addirittura pilotare, la risposta dell’interlocutore all’emissione del messaggio. Quando alcuni individui hanno capito che la risposta alla propria richiesta di soddisfacimento del bisogno poteva essere in un qualche modo guidata, diretta, indirizzata al soddisfacimento del bisogno stesso, è iniziata, nella storia dell’evoluzione umana, la ricerca di quegli elementi che potevano produrre quella influenza così determinate, in altre parole, la persuasione.
…
Ma cos’è in realtà la persuasione? Dietro questo interrogativo si possono celare innumerevoli risposte, ma solo alcune di queste possono essere accettate.
…
Se generalmente la persuasione viene vista come un artificio subdolo, essa può benissimo essere vista anche da un lato più accettabile. Nel suo libro L’arte di persuadere, Massimo Piattelli Palmarini propone un’ accezione non negativa della persuasione. Egli sostiene che “quando una volontà, un’intenzione, una credenza, o una decisione, devono trasferirsi da una mente a un’altra, allora si devono innescare, sul momento stesso, moti convergenti nell’una e nell’altra“, e da qui prende lo spunto per affermare che “per sua natura intima, l’arte della persuasione è un esercizio lieve. Aborrisce i mezzi pesanti. È lecito esercitare un certo ascendente, ma non fare appello al principio di autorità.”
…
Per concludere con le parole di Piattelli Palmarini, “non si può persuadere uno, che so io, a vedere, a sapere, ad arrivare. Lo si può persuadere, però, rispettivamente, a guardare, a studiare, a partire. Persuadere implica che la persona sia libera non solo di volere, di agire, ma anche di pensare, di credere, di decidere.“
Nov
22
Behavioural Writing
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Analizzare il comportamento dell’ utente in relazione al sito per raccogliere dati relativi alle azioni svolte, alle pagine visitate, al tempo di permanenza sulle pagine, ai percorsi di visita, alla provenienza, alle informazioni ricercate, ai link più clikkati.
Questo è quello che consente di fare un sistema di Behavioural Targeting.
Un sistema di analisi e catalogazione delle informazioni che torna certamente utile a chi si occupa di web marketing, perché offre l’ opportunità di sapere con anticipo quali messaggi veicolare e, soprattutto, verso quale target di utenza veicolarli.
Dal momento che si parla di “veicolare messaggi“, non sarebbe il caso di concentrare l’ attenzione proprio sul lavoro del web copywriter?
Ed ecco entrare in gioco il “Behavioural Writing“.
Analizzare il comportamento dell’ utente sul sito in relazione ai testi, può consentire al web copywriter di individuare quali sono i contenuti forti e quali i contenuti deboli del sito.
Si andrà ad agire in ogni caso: l’ utente che ha trovato sul nostro sito informazioni che gli interessano, tornerà certamente a farci visita. Dobbiamo prepararci al prossimo incontro con l’ utente, andando a rafforzare maggiormente le aree che egli ha visitato con più attenzione, offrendogli notizie ancora più dettagliate ed originali. Dobbiamo apparire impeccabili, mostrando una predisposizione all’ aggiornamento. Il web non consente a nessuno di adagiarsi sugli allori!
Passiamo ai “contenuti deboli” del sito. Prima di tutto, è necessario rispondere ad alcune domande:
- Perché l’ utente li ha snobbati o ignorati?
- Cosa abbiamo sbagliato?
- Come possiamo rimediare?
- Non sarebbe meglio eliminarli del tutto e risolvere il problema alla radice?
Prima di procedere all’ eliminazione, credo sia utile fare dei tentativi: i contenuti non vengono inseriti a caso e questo implica che essi abbiano una funzione precisa all’ interno del sito web.
Probabilmente, li abbiamo solo visualizzati nella forma sbagliata. Proviamo, quindi, a fare dei test, a proporli in forme diverse o in altre sezioni del sito e vediamo cosa succede.
Il Behavioural Writing deve procedere per gradi: analizzando puntualmente le statistiche a nostra disposizione, riusciremo a calibrare i nostri contenuti e a fare in modo che essi possano cominciare ad interagire in modo produttivo con l’ utente.
Nov
16
Gabriele Romagnoli, parlando di una preoccupante You Tube Generation, descrive il blog come ” il luogo dell’ esibizionismo, del mettersi in mostra “:
“Nella sua espressione primitiva il diario era segreto: un quaderno con il lucchetto, riposto in un cassetto chiuso a chiave, in una stanza nella quale era proibito l’ingresso. Violarne l’intimità era considerato peccato mortale, del genitore o del partner. Nella solitudine odierna si compilano blog.
[…]
È la rivincita degli esclusi. Di più: è la speranza di accedere al mercato. Gli editori solcano la rete in cerca di blog da trasformare in libri.”
Diversa è l’ opinione espressa da Luisa Carrada in “Dal Diario al Blog“, articolo pubblicato sul fascicolo 10 di “Scrivere“, il corso professionale di scrittura nato dalla collaborazione tra De Agostini e la Scuola Holden fondata da Baricco:

Link:
Nov
12
You Tube de-generation
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La generazione You Tube non è pericolosa perché usa questo mezzo, ma perché manda un messaggio: “Guardami, sono solo, non ho niente da dire, ma dedicami la tua attenzione, ascoltami, leggimi, comprami o ti sparo e poi, forse, mi sparo”.
Questa è l’ opinione di Gabriele Romagnoli che su La Repubblica pubblica un articolo intitolato:
YouTube Generation
Giovani aspiranti omicidi che fanno le prove su YouTube
Non c’è fatto di cronaca che non abbia aggancio su Internet
Un giudizio forte quanto superficiale che, prendendo spunto da un episodio di cronaca che ha infuocato l’ opinione pubblica in questi giorni (l’ omicidio della ragazza inglese a Perugia), giunge con estrema facilità a fare di tutta l’ erba un fascio.
Parole che risuonano familiari: in fondo, non si è detto lo stesso anche per la tv o il cinema?
Un giudizio che, a mio avviso, comprova quanto ha affermato Marco Montemagno nel suo intervento di apertura allo IAB Forum 2007:
I media tradizionali insegnano che una notizia negativa “è più notiziabile” di una notizia positiva.
Molto più semplice e di effetto dire che Internet è spaventoso, alienante, deviante, pericoloso. Molto più semplice fare ricorso ai luoghi comuni.
(Abbiamo riportato il link al blog di Montemagno e un breve sunto del suo intervento anche su Advertising Online, nel post intitolato Internet non è un luogo comune.)
Se Montemagno definisce Internet come “specchio della realtà”, Romagnoli parla di un lontanissimo “altrove”:
Quali sono le ragioni che spingono un numero crescente di persone, sempre più giovani, verso questo altrove? La risposta, probabilmente, si chiama “SEM“, acronimo che comprende Solitudine, Esibizionismo, Mercato. Tutte e tre le componenti esistono da tempo, ma nell’universo parallelo si coalizzano. Prendiamo il blog. In fondo è la versione contemporanea del diario. Il diario è, inevitabilmente, solitudine. Lo si scrive in prima persona, in una stanza chiusa, soli contro il mondo, confessando, analizzando, per abitudine adolescenziale, suggerimento del terapista, ossessione di documentare, almeno a se stessi.
Nella sua espressione primitiva il diario era segreto: un quaderno con il lucchetto, riposto in un cassetto chiuso a chiave, in una stanza nella quale era proibito l’ingresso. Violarne l’intimità era considerato peccato mortale, del genitore o del partner. Nella solitudine odierna si compilano blog. L’ esibizionismo spinge a metterli in rete, a disposizione di chiunque.
Il blog, dunque, sarebbe il luogo dell’ esibizionismo, del mettersi in mostra. Un luogo di perdizione che i perversi utilizzano per mostrare al mondo gli orrori di cui sono protagonisti ed autori. Il blog come “sceneggiatura” di una “profezia che si autoavvera” su You Tube.
Francamente, non riesco a capacitarmi del fatto che uno scrittore e giornalista del calibro di Romagnoli, possa aver scritto parole tanto ingiuste, sensazionalistiche ed offensive.
Non dubito, tuttavia, che a questo articolo ne seguiranno altri. Perché Romagnoli una cosa deve averla sottovalutata (o forse, voleva solo provocare una reazione):
La rete è viva, la rete reagisce e comunica, la rete risponde alle accuse.
E, di sicuro, non rimane a guardare quando “Tizio.com” sale in cattedra e punta il dito su tutto e su tutti, senza distinzioni di sorta.
Nov
9
….per sbarazzarsi di un copywriter!

- Il copywriter non rispetta i tempi di consegna
- Il copywriter non coglie le necessità e gli interessi del target di utenza del sito web.
- Il lavoro portato a termine dal copywriter non è conforme alle richieste del suo cliente.
- L’ Ego del copywriter prende il sopravvento.
Puntualità, flessibilità, capacità di comprendere e far proprie le esigenze del cliente dovrebbero essere alla base del lavoro svolto da un buon copywriter.
Atteggiamento umile ed Ego tenuto a freno appartengono alla maturità di un copywriter: non credo si possano definire delle doti “innate”. Sono convinta, piuttosto, che si tratti di una conquista che si raggiunge con il tempo e l’ esperienza.
Usborne ha perfettamente ragione quando afferma che ci sono copywriter che hanno un grande talento e svolgono il loro lavoro in maniera eccellente e copywriter che, invece, non riescono ad andare al di là di un livello “discreto”.
Tuttavia, ritengo che da ogni cliente, da ogni esperienza lavorativa, si possa imparare qualcosa di nuovo. Soprattutto, si arriva gradualmente al punto in cui le parole appaiono alla stregua di strumenti modellabili, dotati di grande versatilità.
Infondo, le parole sono contenitori vuoti fino a quando non si attribuisce loro un senso, un ruolo all’ interno della frase. E anche le frasi, se non le si sottomette ad un progetto ben pianificato di scrittura, possono anche avere un significato, ma, a conti fatti, non dicono nulla.
L’ articolo di Usborne si rivolge principalmente a chi commissiona ad un copywriter la stesura dei testi del proprio sito web.
Se è vero che il fallimento di un progetto può dipendere dalla cattiva condotta del copywriter, è vero anche che fornire delle linee guida precise, spiegare in modo chiaro quali sono gli obiettivi da raggiungere e come si vuole raggiungerli è la condicio sine qua non per instaurare un rapporto di collaborazione fecondo che consente a tutti gli elementi in ballo di combinarsi armoniosamente tra loro.
Insomma, prima di sbarazzarsi di un copywriter, bisognerebbe farsi un esame di coscienza:
“Prima di premere il grilletto, sii certo di aver dato al tuo writer l’ opportunità di svolgere il suo lavoro nel migliore dei modi”
(“Before you pull the trigger, make sure you have given your writers the opportunity to do their best work.”)