Dalla penny press alla stampa on line

Ripercorrendo la storia dell’ evoluzione della stampa, si ha la sensazione che alcune situazioni si ripropongano nelle diverse epoche. Alla prima metà del 1800 si fa risalire la comparsa dei cosiddetti antesignani della stampa di massa. Si tratta della diffusione della “penny press“, un grandissimo successo economico, grazie soprattutto all’intervento degli inserzionisti pubblicitari.

Il “penny paper” era il giornaletto (non si può ancora parlare di quotidiano) venduto al prezzo di un penny da volenterosi strilloni distribuiti ad ogni angolo della strada.

La diffusione di queste pubblicazioni si fa risalire ad alcuni importanti cambiamenti che avevano rivoluzionato la vita statunitense (dopo pochi anni il fenomeno si sarebbe diffuso anche nei paesi dell’Europa Occidentale) dal punto di vista sociale, politico ed economico.

Innanzi tutto, la gente comune iniziava ad avere un ruolo diverso nella vita politica del proprio paese; in secondo luogo, l’ istruzione veniva distribuita anche ai ceti medi della popolazione. A questo si aggiungevano i progressi fatti in materia tecnologica.

Molta più gente, dunque, poteva leggere il giornale. Lo sviluppo tecnologico delle macchine per la stampa rendeva possibile la pubblicazione di un numero molto elevato di copie. Bisognava, tuttavia, trovare il sistema di rendere tali copie economiche, dunque accessibili anche al popolo delle allora emergenti middle classes. La vendita degli spazi pubblicitari disponibili sui penny papers permise un notevole abbattimento dei costi.

C’era un altro problema da risolvere: era necessario rivedere il concetto stesso di “notizia”.

In Teorie delle comunicazioni di massa , M. L. De Fleur e S. J. Ball-Rokeach, sostengono che,

fino a quel momento, per notizia si intendeva di solito un resoconto di eventi sociali, commerciali o politici molto importanti o di altri accadimenti di grande rilievo generale“.

La diffusione della penny press aprì le porte ad un

genere diverso di notizia: resoconti di crimini, storie di peccati, catastrofi e disastri, cioè storie che l’uomo della strada trovava emozionanti, rilassanti, piacevoli da leggere“.

Questa breve divagazione storica mi serviva per introdurre un argomento, a mio avviso molto interessante, di grande attualità. Sul Corrieredellasera.it è stato pubblicato un articolo che discute di una nuova esigenza, avvertita da tutti i quotidiani che si sono ammarati nel mercato delle news on line.

Scrivere per i Motori di Ricerca

L’ articolo porta la firma di Raffaele Mastrolonardo ed è sottotitolato così:

L’ esigenza di essere visti dai motori di ricerca cambia le abitudini delle redazioni, e si tengono d’ occhio le parole chiaveNon vi pare che sia successo qualcosa di analogo con la diffusione della penny press. Se Mastrolonardo si preoccupa di mettere in discussione i titoli riportati in testa agli articoli delle grandi testate giornalistiche nella nuova versione on line, in passato, lo abbiamo visto, ci si preoccupava addirittura di discutere il concetto stesso di notizia.

Il giornalista del Corriere ritiene che per i giornalisti sia giunta l’ ora di mettere da parte estro e fantasia per elaborare titoli sensazionalisti o di grande impatto.

Su Internet, per farsi trovare dai lettori in carne ed ossa bisogna mettere in soffitta le pratiche tramandate negli anni tra una scrivania di un giornale e l’ altra e seguire le regole di una disciplina più fredda ma molto efficace, la Search Engine Optimization (SEO), che raccoglie tutti quegli accorgimenti per massimizzare le probabilità di un sito di figurare in alto nei risultati di una ricerca Internet“.

Alla fine del suo articolo, Mastrolonardo appare ottimista e presagisce lo sviluppo di una “nuova arte del titolo“, un’ arte differente da quella precedentemente adottata, ma non meno efficace.

Ovviamente, non potrei non condividere quest’ ultima affermazione. Mi guadagno da vivere scrivendo contenuti per il web, in particolare contenuti per la SEO. Se in un primo momento avevo come l’ impressione di trovarmi costretta in un ruolo che non mi apparteneva, andando avanti posso affermare che il mio lavoro mi appassiona, mi stimola, mi diverte e mi offre grandi soddisfazioni.

Non credo che il giornalismo corra il rischio di uscire malconcio dal suo incontro con la stampa virtuale. Al contrario, sono convinta che si arriverà ad una consapevolezza sempre maggiore del mezzo che si ha a disposizione. Stampa tradizionale e stampa virtuale non soltanto riusciranno a convivere in modo assolutamente pacifico, ma arriveranno ad integrarsi fra loro, in un gioco di rimandi ipertestuali ed ipercontestuali che non potrà far altro che arricchire l’una e l’altra, a tutto vantaggio del lettore.

Scrivere sul web o, se si preferisce, scrivere per il web e i Motori di Ricerca, non significa rinunciare a scrivere. Significa soltanto imparare a scrivere utilizzando un nuovo linguaggio.

M. L. De Fleur e S. J. Ball-Rokeach, Teorie delle comunicazioni di massa , Il Mulino, Bologna, 1995, p. 65.


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