Roland Barthes, Variazioni sulla scrittura, Einaudi, Torino, 1999:

Variazioni sulla Scrittura - Il Piacere del Testo (Roland Barthes)

“Quali sono i piani che ogni lettura scopre? Come è costruita la cosmogonia che questo semplice sguardo postula? Singolare cosmonauta, eccomi attraversare mondi e mondi, senza fermarmi a nessuno d’essi: il candore della carta, la forma dei segni, la figura delle parole, le regole della lingua, le esigenze del messaggio, la profusione dei sensi che si connettono. E uno stesso infinito viaggio nell’altra direzione, dalla parte di chi scrive: dalla parola scritta potrei risalire alla mano, alla nervatura, al sangue, alla pulsione, alla cultura del corpo, al suo godimento. Da una parte e dall’altra, la scrittura-lettura si dilata all’infinito, impegna l’uomo nella sua interezza, corpo e storia; è un atto panico, del quale la sola definizione certa è che non potrà fermarsi da nessuna parte.”

Variazioni sulla scrittura , scritto da Rolande Barthes tra il 1971 e il 1973, negli stessi anni in cui veniva scritto il più celebre Il Piacere del Testo , è uno dei testi più significativi che siano mai stati scritti sulla scrittura.

Variazioni sulla scrittura
e Il Piacere del Testo , suggerisce Carlo Ossola che ha curato l’ introduzione dell’ edizione italiana, seguono

” il lento deporsi, nella storia dell’umanità, della traccia della scrittura, segno monumentale, materia incisa o dipinta, sino al comporsi del testo, dei testi, al sorgere della lettura, del lettore, del diletto di leggere.”

I due testi di Barthes rappresentano in realtà “un unico saggio, una sola movenza” ed è proprio questa la ragione che ha spinto l’ Einaudi a volerli pubblicare in un unico volume.

È qui che Barthes paragona la scrittura all’ incisione, al gesto che consente di fissare per sempre un’ idea, un immagine, un segno sulla carta.

Ed è sempre all’ interno di queste pagine che Barthes ci parla di godibilità della lettura.

Barthes contrappone il godimento al piacere: il primo ci viene descritto come una “scossa”, il secondo come “euforia”.

Significativa la spiegazione del Prof. Giovanni Bottiroli:

“Il piacere del testo è l’euforia, la soddisfazione, l’ agio, mentre il godimento è la scossa: nel godimento, il soggetto perde la consistenza del suo Io. Se il piacere può nascondere e inaridire le fonti del godimento, ciò accade in quanto esso è dicibile, in quanto occupa dei luoghi: invece il godimento è in-dicibile e atopos.”

Dalle pagine di un sito web tutto questo suona un po’ strano…

Secondo voi, può esserci “godimento” nella lettura della “variazione web” della scrittura?


Comments

Name (obbligatorio)

Email (obbligatorio)

Sito web

Speak your mind