Ott
18
Variazioni (web) sulla scrittura
Ottobre 18, 2007 |
Roland Barthes, Variazioni sulla scrittura, Einaudi, Torino, 1999:

“Quali sono i piani che ogni lettura scopre? Come è costruita la cosmogonia che questo semplice sguardo postula? Singolare cosmonauta, eccomi attraversare mondi e mondi, senza fermarmi a nessuno d’essi: il candore della carta, la forma dei segni, la figura delle parole, le regole della lingua, le esigenze del messaggio, la profusione dei sensi che si connettono. E uno stesso infinito viaggio nell’altra direzione, dalla parte di chi scrive: dalla parola scritta potrei risalire alla mano, alla nervatura, al sangue, alla pulsione, alla cultura del corpo, al suo godimento. Da una parte e dall’altra, la scrittura-lettura si dilata all’infinito, impegna l’uomo nella sua interezza, corpo e storia; è un atto panico, del quale la sola definizione certa è che non potrà fermarsi da nessuna parte.”
Variazioni sulla scrittura , scritto da Rolande Barthes tra il 1971 e il 1973, negli stessi anni in cui veniva scritto il più celebre Il Piacere del Testo , è uno dei testi più significativi che siano mai stati scritti sulla scrittura.
Variazioni sulla scrittura e Il Piacere del Testo , suggerisce Carlo Ossola che ha curato l’ introduzione dell’ edizione italiana, seguono
” il lento deporsi, nella storia dell’umanità, della traccia della scrittura, segno monumentale, materia incisa o dipinta, sino al comporsi del testo, dei testi, al sorgere della lettura, del lettore, del diletto di leggere.”
I due testi di Barthes rappresentano in realtà “un unico saggio, una sola movenza” ed è proprio questa la ragione che ha spinto l’ Einaudi a volerli pubblicare in un unico volume.
È qui che Barthes paragona la scrittura all’ incisione, al gesto che consente di fissare per sempre un’ idea, un immagine, un segno sulla carta.
Ed è sempre all’ interno di queste pagine che Barthes ci parla di godibilità della lettura.
Barthes contrappone il godimento al piacere: il primo ci viene descritto come una “scossa”, il secondo come “euforia”.
Significativa la spiegazione del Prof. Giovanni Bottiroli:
“Il piacere del testo è l’euforia, la soddisfazione, l’ agio, mentre il godimento è la scossa: nel godimento, il soggetto perde la consistenza del suo Io. Se il piacere può nascondere e inaridire le fonti del godimento, ciò accade in quanto esso è dicibile, in quanto occupa dei luoghi: invece il godimento è in-dicibile e atopos.”
Dalle pagine di un sito web tutto questo suona un po’ strano…
Secondo voi, può esserci “godimento” nella lettura della “variazione web” della scrittura?