You Tube de-generation

Novembre 12, 2007 |

La generazione You Tube non è pericolosa perché usa questo mezzo, ma perché manda un messaggio: “Guardami, sono solo, non ho niente da dire, ma dedicami la tua attenzione, ascoltami, leggimi, comprami o ti sparo e poi, forse, mi sparo”.

Questa è l’ opinione di Gabriele Romagnoli che su La Repubblica pubblica un articolo intitolato:

YouTube Generation
Giovani aspiranti omicidi che fanno le prove su YouTube
Non c’è fatto di cronaca che non abbia aggancio su Internet

Il sogno della tua vita (Altan)Un giudizio forte quanto superficiale che, prendendo spunto da un episodio di cronaca che ha infuocato l’ opinione pubblica in questi giorni (l’ omicidio della ragazza inglese a Perugia), giunge con estrema facilità a fare di tutta l’ erba un fascio.

Parole che risuonano familiari: in fondo, non si è detto lo stesso anche per la tv o il cinema?

Un giudizio che, a mio avviso, comprova quanto ha affermato Marco Montemagno nel suo intervento di apertura allo IAB Forum 2007:

I media tradizionali insegnano che una notizia negativa “è più notiziabile” di una notizia positiva.

Molto più semplice e di effetto dire che Internet è spaventoso, alienante, deviante, pericoloso. Molto più semplice fare ricorso ai luoghi comuni.

(Abbiamo riportato il link al blog di Montemagno e un breve sunto del suo intervento anche su Advertising Online, nel post intitolato Internet non è un luogo comune.)

Se Montemagno definisce Internet come “specchio della realtà”, Romagnoli parla di un lontanissimo “altrove”:

Quali sono le ragioni che spingono un numero crescente di persone, sempre più giovani, verso questo altrove? La risposta, probabilmente, si chiama “SEM“, acronimo che comprende Solitudine, Esibizionismo, Mercato. Tutte e tre le componenti esistono da tempo, ma nell’universo parallelo si coalizzano. Prendiamo il blog. In fondo è la versione contemporanea del diario. Il diario è, inevitabilmente, solitudine. Lo si scrive in prima persona, in una stanza chiusa, soli contro il mondo, confessando, analizzando, per abitudine adolescenziale, suggerimento del terapista, ossessione di documentare, almeno a se stessi.

Nella sua espressione primitiva il diario era segreto: un quaderno con il lucchetto, riposto in un cassetto chiuso a chiave, in una stanza nella quale era proibito l’ingresso. Violarne l’intimità era considerato peccato mortale, del genitore o del partner. Nella solitudine odierna si compilano blog. L’ esibizionismo spinge a metterli in rete, a disposizione di chiunque.

Il blog, dunque, sarebbe il luogo dell’ esibizionismo, del mettersi in mostra. Un luogo di perdizione che i perversi utilizzano per mostrare al mondo gli orrori di cui sono protagonisti ed autori. Il blog come “sceneggiatura” di una “profezia che si autoavvera” su You Tube.

Francamente, non riesco a capacitarmi del fatto che uno scrittore e giornalista del calibro di Romagnoli, possa aver scritto parole tanto ingiuste, sensazionalistiche ed offensive.

Non dubito, tuttavia, che a questo articolo ne seguiranno altri. Perché Romagnoli una cosa deve averla sottovalutata (o forse, voleva solo provocare una reazione):

La rete è viva, la rete reagisce e comunica, la rete risponde alle accuse.

E, di sicuro, non rimane a guardare quando “Tizio.com” sale in cattedra e punta il dito su tutto e su tutti, senza distinzioni di sorta.


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